| Un santo in paradiso |
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![]() Dal Medioevo ha origine la leggenda, tenacemente diffusa fino ai tempi recentissimi, che associa il maiale a Sant’Antonio abate. Il greco-egiziano Antonio, nato verso la metà del III secolo D.C. e morto centenario, è una delle più grandi figure del cristianesimo primitivo a forte connotazione ascetica. Vissuto per decenni tra isolamento e privazioni nel deserto tra mar Rosso e mar Morto (la mitica Tebaide) ha dovuto subire le celebri “tentazioni” del maligno che spesso gli artisti medioevali rappresentavano sotto le spoglie di un maiale, in questo caso simbolo dei vizi. Ma la duplicità del nostro animale è ben presente nell’iconografia del Santo, sempre accompagnato da un pacifico e benevolo porcello. L’origine dell’iconografia e dello straordinario successo di Antonio come protettore degli animali, e dai maiali in particolare, risale al secolo XI quando una forte epidemia di ergotismo (grave intossicazione alimentare dovuta ad una muffa, Claviceps purpurea che contamina i cereali), venne curata con il lardo e provocò guarigioni miracolose proprio nei pressi di alcun e reliquie del Santo nella Francia meridionale. Da allora, grazie ad un’abile azione “pubblicitaria” dell’ordine degli antonini il Santo divenne il protettore invocato per ogni genere di infiammazione grave. Oltre all’ergotismo l’herpes zoster (appunto “fuoco di Sant’Antonio), la sifilide e poi la peste. Dai bruciori delle malattie agli incendi, al fuoco infernale, il passo è breve ed il Santo venne sempre più invocato per la salvezza dell’anima oltre che per la guarigione del corpo. L’associazione con il maiale ne ha fatto uno dei santi più popolari e in tutte le stalle fino a pochi decenni fa si poteva notare l’immagine dell’eremita barbuto appoggiato al suo bastone con campanella e accompagnato dal fedele porcello. Questa popolarità ha dato origine ad un gran numero di leggende sul santo e sul suo accompagnatore suino. Racconti che venivano narrati la notte del 17 gennaio, festa del santo attorno al falò benaugurale che ne bruciava “la barba”. La straordinaria fortuna del legame Sant’Antonio- maiale ha permesso all’ordine degli antonini, di Avere,fino a ‘700 avanzato, deroghe alle sempre più restrittive norme che proibivano la circolazione dei maiali nelle strade cittadine. I maiali di Sant’Antonio con la loro campanella erano liberi di scorrazzare nelle strade di città e villaggi e venivano nutriti dalla devota carità popolare, per essere poi consegnati in autunno ai conventi degli antonini per il rito sacrificale della macellazione e la benedizione del lardo, usato poi nella cura delle infiammazioni.
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